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COMMEMORAZIONE DEL SOCIO ENRICO FERMI                                    27

      nuove applicazioni a svariati fenomeni, si presta in maniera particolare ad illustrare i vari
      aspetti di Enrico Fermi di studioso, di ricercatore e di maestro.
      Come ho già detto in precedenza, giunto a Roma nel 1926, valendosi dell'appoggio di
      Corbino e dell'aiuto di Franco Rasetti, che lo aveva seguìto da Firenze, Enrico Fermi si
      era accinto a creare una scuola. Aveva raccolto un piccolo numero di giovani appassionati
      della fisica e dei nuovi orizzonti che essa stava schiudendo e si dedicava alla loro forma-
      zione. Ciò avveniva in parte attraverso le lezioni di fisica teorica e, per qualche anno, di
      fisica terrestre, che egli impartiva con assiduità e semplicità esemplari presentando tutti
      gli argomenti nelle loro linee essenziali, spogli di ogni sovrastruttura non necessaria; ma
      parte anche con un metodo caratteristico e personale consistente nel riunire attorno
      al suo scrittoio, generalmente verso la fine dei lunghi pomeriggi trascorsi nell'istituto, o
      laboratori, alcuni dei suoi collaboratori ed allievi e nel mettersi a discutere cercando
      risolvere, per così dire, in pubblico, un problema ancora non risolto suggerito gli da
      domanda di uno degli ascoltatori o proposto da lui stesso in connessione con qualche
      argomento su cui era caduta la sua attenzione. Le trattazoni, che egli sviluppava con que-
      sto metodo, venivano scritte direttamente su di un quaderno con ben poche cancellature,
      pronte per la pubblicazione purché venissero aggiunti i commenti e le critiche che egli
      eva ma che non scriveva per non rallentare il regolare, calmo e continuo procedere del
      ragionamento.
      La nuova formulazione della teoria di Dirac nacque proprio in questo modo. In una di
      queste riunioni qualcuno degli ascoltatori chiese a Fermi che spiegasse la teoria di Dirac
      di recentissima pubblicazione. Enrico Fermi, rivolgendosi a noi sperimentatori con un
      suo    tipico sorriso lievemente ironico e al tempo stesso benevolo e bonario, osservò che se
      egli avesse presentato questa bellissima teoria nella forma adottata da Dirac noi non la
      avremmo capita; poteva però provare lui a farcela capire. E così cominciò a spiegare e
      dopo una dozzina di riunioni sul suo tavolo c'era uno spesso quaderno che conteneva tutta
      trattazione generale e le applicazioni della teoria. Questo quaderno, completato dei
      commenti, apparve qualche anno dopo nella "Review of Modern Physics" e fu il soggetto
      di corsi di lezioni che egli svolse all'Institut Poincaré a Parigi e all'Università di Ann
      Arbor, Michigan, nel 1930.
      Per dare un'idea di quale influenza egli abbia avuto sullo sviluppo della fisica in
      Italia durante il periodo in cui fu professore di fisica teorica all'Università di Roma,
      desidero ricordare che furono suoi collaboratori od allievi, nel campo della fisica teorica,
      oltre   Enrico Persico: Ettore Maiorana, Gian Carlo Wick, Giulio Racah, Giovanni Gentile
      junior, Ugo Fano, Bruno Ferretti e Piero Caldirola. Nel campo sperimentale, oltre Franco
      Rasetti: Emilio Segrè, Oscar D'Agostino, Bruno Pontecorvo, Eugenio Fubini Ghiron, Mario
      Ageno e io stesso.
      Ma la sua influenza non si esercitava solo su coloro che avevano la fortuna di trovarsi
      Roma o di potervisi trasferire per qualche tempo. Enrico Persico capitava a Roma di
      quando in quando da Firenze prima e da Torino poi, Antonio Carrelli da Napoli con i suoi
      problemi di spettroscopia, Bruno Rossi da Firenze prima e da Padova più tardi con pro-
      blemi sulla radiazione cosmica E ogni volta si accendevano discussioni che spesso davano
      spunto per qualche nuovo lavoro o addirittura si concludevano in un lavoro completo.
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